IL MONASTERO
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Eretta abbazia nel 1325, Fonte Avellana divenne una potenza socio-economica e, di lì a poco (1392) conobbe la pratica delle commende (XIV - XV sec.).
La commenda consisteva nell'affidamento dei benefici o dei beni di proprietà di un monastero o di un'abbazia a persone estranee, per lo più di alto rango ecclesiastico o civile, al solo scopo di far la fortuna di queste.
Per tale motivo la commenda è considerata una piaga, una di quelle disgrazie che contribuirono moltissimo alla decadenza morale, oltre che materiale, di moltissimi centri monastici.
Fonte Avellana restò "commendata" fino a quasi tutto il 1700 ed anche se ebbe dei commendatari come, per esempio, il Card. Giuliano della Rovere poi Giulio II, che lasciarono segni di carattere edilizio ed abbellimenti del tutto degni di nota, nondimeno risentì profondamente degli inevitabili condizionamenti, motivo per cui la decadenza della sua vita monastica, anche se lenta, fu inesorabile.