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Molte delle consuetudini eremitiche avellanite erano pressoché identiche a quelle in uso all'Eremo di Camaldoli e in altri luoghi romualdini ed anche la Regula vitae eremiticae scritta da San Pier Damiani per Fonte Avellana ha molti elementi in comune con le Constitutiones del Beato Rodolfo, IV priore di Camaldoli.

Lo sviluppo di Fonte Avellana iniziò con San Pier Damiani, alla cui forte personalità si devono non solo il nucleo originario della costruzione, ma più ancora l'impulso spirituale, culturale e organizzativo che resero l'eremo centro d'attrazione e di diffusione della vita monastica e che influirono fortemente sulla riforma religiosa e sulla vita sociale.

Grazie a questa figura eccezionale di monaco e di uomo di chiesa, il monachesimo avellanita e camaldolese ha potuto presentarsi, nella sua storia pluricentenaria, come esperienza qualificata del cristianesimo. In questo eremo, infatti, si formarono circa cinquanta vescovi e un folto stuolo di monaci noti per santità e dottrina.