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Eremo di Santa Croce di Fonte Avellana. Versione italiana. Hermitage of the Holy Cross at Fonte Avellana. English version. Die Einsiedelei des Heiliges Kreuzes in Fonte Avellana. Deutsche Version. Ermitage de Santa Croce de Fonte Avellana. Version francais.
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  Millenario della nascita
di S. Pier Damiani 1007-2007
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LA FIGURA DI S. PIER DAMIANI

Ciò che si può sapere della vita di Pier Damiani è da ricercarsi in primo luogo nei suoi scritti; è quel che ha fatto ai giorni nostri mons. Giovanni Lucchesi forse il massimo studioso sulla persona e l'opera damianea. Alcune notizie sono anche nella Vita scritta da un discepolo del santo, Giovanni da Lodi.

Pier Damiani nacque a Ravenna nel 1007, poiché, parlando della morte dell'imperatore Ottone III, egli precisa che avvenne cinque anni prima della propria nascita; ora Ottone morì il 23 gennaio 1002.Pier Damiani non parla del padre e della madre, però menziona due fratelli, il sacerdote Damiano e il laico Marino, due sorelle, Rodelinda e Sufficia; compare anche una sorella non nominata, un'altra ugualmente non nominata (che può essere la stessa), una sorellastra.
Un nipote, Damiano, figlio della sorellastra e un cugino materno, Marino, si fecero monaci. Damiano fu eremita e Marino cenobita a Classe. Pier Damiani non fa menzione del fratello che, secondo Giovanni da Lodi, gli rese un'infanzia «dura e penosa».
Formazione

Pier Damiani fu guidato nei suoi studi dal fratello sacerdote, dapprima a Faenza, poi a Parma per il trivium e il quadrivium. A proposito di quest'ultimo soggiorno abbiamo qualche informazione. Pietro stesso riferisce di essere stato testimone di una relazione amorosa tra un sacerdote e una donna; venticinque anni dopo, essi morirono durante un incendio che distrusse mezza città; poiché l'incendio scoppiò 1'8 agosto 1055, possiamo concludere che il giovane Pier Damiani era studente a Parma alla fine del 1030. Terminati gli studi, è certo che insegnò a Ravenna, è nella città che Giovanni da Lodi situa l'incontro di Pier Damiani con i due eremiti dell’Eremo di Fonte Avellana che lo esortarono a farsi monaco nel loro eremo.


Riforma monastica

Dopo qualche anno Pier Damiani è già priore. Sotto il suo priorato, Fonte Avellana divenne fiorente: il pauperculus focus era in grado di mantenere una comunità di trentacinque membri; i suoi domini si erano estesi e la sua biblioteca si era accresciuta; inoltre nuove costruzioni s'innalzavano. E avendogli la grazia di Dio - scrive Giovanni da Lodi - messo nel cuore l'ardente desiderio di cercare frutti più abbondanti, egli sognò di aprire altri luoghi per accogliervi al servizio di Dio un gran numero di monaci.
Sono enumerati gli eremi del monte Suavicino (Camerino), del monte Preggio (Perugia), del monte Gamugno (Faenza) e i monasteri di Valle Acerata (Faenza) e di S. Gregorio in Conca di Rimini. Non è citato il monastero di S. Bartolomeo di Camporeggiano (Diocesi di Gubbio), certamente fondato da lui e che viene chiamato «nostro monastero».
La sua paternità spirituale non conobbe limiti. Si estendeva cosÌ, «conforme il bisogno», anche ad altre comunità non fondate da lui, né aggregate alle sue.
Egli le visitava di persona, per lettera o tramite figli spirituali che vivevano nel suo ambiente.
Tale testimonianza del suo discepolo Giovanni da Lodi permette di rendersi conto di quanto larga e profonda sia stata l'opera di riforma compiuta da Pier Damiani nel mondo monastico, di quanto benefica essa sia stata, anche dopo la sua morte: dati i frutti di santità che suscitò per tutto il tempo in cui si rimase ad essa fedeli.

Riforma ecclesiale

Durante l'anno 1057, Stefano IX fece cardinale e vescovo di Ostia Pier Damiani, il quale non nascose la ripugnanza che provò ad accettare; chiama infatti Stefano «suo persecutore». Tale ripugnanza alle sue nuove funzioni gli sarebbe durata per tutto il resto della vita. S'illudeva di esservene stato finalmente liberato da papa Alessandro II, che gli concesse dapprima l'autorizzazione a risiedere a Fonte Avellana e poi l'esonero della sede vescovile stessa.
Di fatto, però, fino alla morte, resterà vescovo di Ostia, come attestano alcuni documenti pontifici del 1065 e del 1068. Il giorno dopo la sua elezione, indirizzò ai vescovi cardinali divenuti suoi colleghi, una lettera in cui formulava un programma di vita incensurabile.
In primo luogo li metteva in guardia contro la simonia; ricordava che essa non consisteva soltanto nel dare o ricevere denaro (munus a manu), ma anche nella servilità (munus ab obsequio) e nell'adulazione verso i grandi (munus a lingua), in vista di ottenere il loro appoggio per tradurre in realtà ambizioni personali. Raccomandava inoltre, data la loro dignità, di mostrarsi edificanti nella loro condotta, essendo non soltanto sacerdoti, ma anche maestri di sacerdoti.
Pier Damiani dispiegò una grande attività a fianco di Ildebrando, arcidiacono di Roma (il futuro Gregorio VII).
Nello stesso intento si può porre la sua missione a Milano (1059-60) durante la quale fu in pericolo di morte, e la sua lotta contro l'antipapa Cadalo (Onorio II) nella quale s'impegnò a fondo. Cadalo cercò di vendicarsi di lui ponendo insidie sul suo cammino, allorché Pier Damiani si recò a Cluny nel 1063.
Il santo non era un uomo capace di tirarsi indietro. Nonostante il suo desiderio di vita solitaria, diceva di esser sempre pronto a partire per qualsiasi luogo in cui il papa l'avrebbe potuto inviare: «Quando è necessario, prendo le armi e vi seguo»(a Nicola II e ad Ildebrando). Così si recò a Firenze, nell'inverno 1067, per riportarvi l'ordine; nell'autunno del 1069, andò alla corte imperiale per sconsigliare ad Enrico IV il divorzio; nei primi mesi del 1072 si trovava a Ravenna per togliervi l'interdetto lanciato sulla città. In modo deliberato rifiutò di recarsi a Mantova (1064), benché vi fosse stato invitato.
È opportuno ricordare che la sua attività al servizio della Sede Apostolica fu molto anteriore al suo cardinalato. Già al tempo di Gregorio VI (1045-1046) si preoccupava di vescovi scandalosi che si sarebbero dovuti deporre.
La morte colse Pier Damiani il 22 febbraio 1072 a Faenza nel monastero benedettino di S. Maria Vecchia fuori porta, durante il suo viaggio di ritorno da Ravenna, che aveva riconciliato proprio allora con Roma. Fu sepolto nella Chiesa del Monastero.

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